Nel 1996 ho iniziato a girare per i ristoranti con una valigia di campioni e tanta voglia di imparare. Mio padre Elio lo faceva dal 1967, quando il vino si vendeva sfuso nelle trattorie. Da allora il mondo è cambiato, ma una cosa no: in questo mestiere conta la relazione.
Il ristoratore non compra una bottiglia: compra la certezza che quella bottiglia farà felice il suo cliente. E questa certezza non la dà un listino, la dà una persona che conosce il prodotto, il territorio e il tavolo a cui quel vino finirà.
Trent'anni di porte aperte e porte chiuse mi hanno insegnato che vendere vino è soprattutto ascoltare. Ascoltare lo chef che vuole un abbinamento per il suo piatto nuovo, il titolare che deve far quadrare i conti, il cameriere che non sa come proporre quel rosso importante.
Questo mestiere è una scuola di umanità. Ed è da qui che nasce tutto il resto: i corsi, il podcast, il libro.
